Luca Pezza

da Impronte Poetiche
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Luca Pezza, 62 anni, sono nato a Torino ma da sempre residente tra Milano prima e Sesto San Giovanni poi, sposato con un figlio di 20 e una famiglia allargata piuttosto numerosa, da 36 anni impiegato prima e quadro poi, ma sempre con mansioni di viaggiatore, in una azienda multinazionale. Scrivo quindi quando posso, nel mio tortuoso percorso un mio testo (Invece) è apparso nei Quaderni della Rinascita-Poesia, antologia messa in rete da Italia Poetica (www.italiapoetica.it)  nel corso del 2020, Entanglement Ambienti di strada e La scia che era mia, nella rubrica La Bottega di poesia de La Repubblica Milano, curata da Maurizio Cucchi, tra il 2020 e il 2022, Facce ribelli ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria del Premio Internazionale di Poesia Inedita “Besio 1860”, 2 edizione, e altri tre (I paesaggi intorno, La giostra qua dentro e Ogni attimo ansioso) sono apparsi tra i Vincitori Blog di www.nessunolegge.wordpress.com nel Gennaio-Febbraio 2021. Nel giugno 2021 è uscita, per l’editore Porto Seguro, la raccolta I Paesaggi Intorno.

Il mio intorno

Esattamente così,
come quel foglio di carta velina
sbattuto per terra, sul muro,
si gira, si alza, si abbassa,
sembra prendere il volo contento
poi il vuoto lo tira giù, ancora.
Lui non è che ci provi a sparire,
però grazie al vento magari ci crede,
non si sente neanche sfinito,
prova a vivere quello che viene
nel suo mondo isolato
tra il bidone del vetro e il tombino di scolo.
Lui però non può mica capire
che comunque è rinchiuso in cortile,
poco spazio di periferia, mattonelle
scheggiate e pareti graffiate,
sette piani per lato come un prigioniero
con due bici ossidate come unico svago.
Io lo guardo mentre stendo il bucato
e capisco che qui nel mio intorno
è svanita persino la brezza,
non ci sono neanche le bici,
quasi quasi mi metto le scarpe,
corro giù e come avesse le mani
lo trascino per strada,
voglio fargli vedere il mio intorno
e sperare sia in grado d’insegnarmi a volare.

Proprio vicino alla riva

Puntuali ritornano al solito posto e
tutte ordinate, parallele alle ascisse,
quelle onde che invece, da dentro,
ti hanno fatto surfare per anni o secondi
affacciato sulla solita spiaggia da sogno.
È finita l’attesa, è l’ennesimo inganno;
non esiste la discesa spalancata sul bello,
casomai un concreto picchiare la testa
scivolando in costume da bagno e ciabatte
lungo strade ghiacciate.
Tuttavia a qualcosa è servito il tragitto
lungo cui si è affilata la spada e impugnato lo scudo
imparando lo stesso a sguainare un sorriso
perché l’oasi è là, proprio vicino alla riva.

Il Vento

Lo sento venire dal fondo indeciso,
laggiù ma non so se davanti o di dietro:
può darsi risorga da vecchi capricci
oppure si annunci come il nuovo che avanza.
Perciò non è chiaro nemmeno, al momento,
se venga per dare una mano e un colore
a una sequenza di attimi privi di senso
oppure trascini ricordi svogliati e dormienti,
un magma già freddo di sole scalogne
che speravo rinchiuso nelle gabbie del tempo.
Un vento comunque fremente, come una
corda che avvolge ammantata di rose,
orgasmo nei petali, nelle spine tortura.

Note che sciolgono sbarre di ghiaccio

Rinchiuso tra sbarre forgiate di ghiaccio
che sempre più strette correvano al centro
di questo mio minimo spazio
diciamo segreto,
avevo bisogno di caldo,
di sangue pompato da un cuore rovente
che mi desse la forza, soprattutto un motivo,
per scioglierle, rendendole solo un cip ciap scivoloso.
Ed eccoti qui, a spargere sole irrorato di note,
a illudermi che sia finito l’inverno, là fuori e qua dentro,
a fare felice un vecchio bambino
che non sa distinguere più un attimo un giorno
o quello che resta

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