Silvia Raccichini

da Impronte Poetiche
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Silvia Raccichini, nata a Fermo nel 1978, attualmente è docente di ruolo presso una scuola secondaria di primo grado del Comune di Fermo. Ha vissuto per molti anni a Fiumicino (RM). Pubblica la sua prima raccolta poetica “Uno” nel 2003 con l’Associazione Culturale “L’arca dei folli” di Cupra Marittima (AP) con cui ha collaborato anche per la realizzazione di eventi culturali. Alcune sue poesie sono state inserite in diverse antologie poetiche. Ha curato l’organizzazione di alcune manifestazioni artistiche per creare un dialogo tra versi, note e immagini. Negli ultimi anni si è accostata al mondo dello Yoga e della meditazione che rappresentano una parte fondamentale della propria crescita spirituale e umana conseguendo le seguenti qualifiche:

  • ottobre 2018: qualifica di Insegnante di Kundalini Yoga – Ikita Italia (corso di formazione 220 ore)
  • aprile 2022: qualifica di Insegnante per bambini e adolescenti (corso di formazione 100 ore)
  • febbraio 2024: qualifica di Insegnante di Hatha Tantra Yoga e operatore massaggio ayurvedico (corso di formazione 250 ore)

Nel giugno del 2024 pubblica il libro di poesie “Parole di contorno” con il gruppo Santelli Editore. Da quei testi poetici nascono eventi che legano la poesia alle pratiche Yoga (meditazione, respirazione e Asana): la poesia e la meditazione hanno origine da un silenzio, da uno spazio vuoto che si apre all’ascolto di sé, delle proprie emozioni e della propria anima. Ogni scritto ruota intorno ai temi dell’identità, dell’inclusione, dell’unicità di ogni forma di diversità per creare un ponte verso un ideale di società basato sulla condivisione, il rispetto, la fiducia e la collaborazione professionale e umana.

SAUDADE

Andare nel mare
tornare a guardare
impermanente
il tempo.
Stare nello spazio,
come un’onda
danzare il respiro.
Cadere nella cruna
del cielo e sentire
la terra strozzare
un ricordo. Cadere
come un’onda dove
un’ombra precipita
luce.
Sono qui
Altrove
Come una ferita
scavata nell’infinito

VICINANZA

Come un’onda si ritrae
il giorno. Avanza.
Inciampa nell’iride
del mare. Tu ascolta
come lo sguardo
fragile racconta
dell’anima il canto,
un silenzio cristallo.
Come un fiore si apre
il cuore. Si espande.
Si contrae. Tu afferra
la voce che cerca
del cielo il respiro.
Come un gabbiano plana
una parola. Scuote.
Si scioglie come
una carezza. Tu stringi
nel silenzio le mie dita.
Ogni strada ci svela
un barlume d’infinito.

MADRE TERRA

Sul tuo dorso cade la pelle,
danza nel verde il respiro
mentre azzurre le cime
nel mare precipitano
come eco di un canto
che incanta il manto
ferito del mondo.
Come un’antica melodia,
il tuo divenire sono rami
che crescono alti
fin dove gli occhi
non hanno paura di guardare.
Eppure, noi la schiena bassa
lo sguardo si inchina
non a chiedere perdono
ma a lottare soli
contro un dolore
sordo e indifferente
alle mani della gente.
Eppure, noi camminiamo stanchi
senza avanzare un abbraccio
schivando parole
tradendo silenzi
Noi tutti dovremmo forse
levare la testa
scoprirci negli occhi
e imparare ad amare
la paura che ci separa.
Siamo ognuno nel cuore dell’altro,
un passo più in là della storia
un piede nel nostro presente.
Siamo niente se non oltre
il limite che ci impone la mente.

LUNA ROSSA

Nella penombra, il vespro
scende sul dorso
del giorno.
Dolci le stelle danzano
come onde che tutto sanno
ma presto il loro moto
devono dimenticare
perché sentire
spesso è come un tremore,
una carezza del vento,
un abbraccio che brucia
come uno schiaffo.
Senti come cade la sera?
Rossa all’orizzonte, sul filo
in equilibrio tra cuore e mente
si affaccia la Luna, sgomenta
e nuda, fulgida nel suo
amplesso di luci e ombre.
Nel silenzio che tutto parla
si alza un vento leggero,
le dita affusolate tra terra e cielo
scavano domande
affondano nel mistero,
si sollevano oltre lo sguardo.
Il carnato celeste scorre
come un fiume verso il velo
di un respiro.

Tutto scorre per non morire davvero

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