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Stefania Natali, nata a Perugia, ha vissuto tra Marche e Umbria. Ragioniera e Laureata in Scienze Politiche, ha lavorato presso due società di medio/grandi dimensioni e ora svolge attività professionale. Ha sempre amato la lettura e la storia. Vive in campagna e solo di recente ha sperimentato la scrittura, trovandola una piacevole fonte di benessere. Ha pubblicato due brevi racconti in raccolte RUDIS Edizioni e ha ricevuto attestati di riconoscimento per tre poesie nei concorsi Premio Internazionale “Alda Merini”, Concorso Letterario Argentario “Premio Caravaggio” e Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti”.
Gli occhi del mare
Il mare
sconfinato azzurro così infinito per l’occhio umano.
Il tuo odore e la tua energia,
le tue particelle son nell’aria,
le respiriamo e son dentro di noi.
Ci avvolgi e magicamente ci attrai.
Chi vive a te vicino è da te pervaso,
chi vive a te vicino ti ha dentro di sé
ed ha uno sguardo che a noi rimanda il tuo piacevole riflesso.
Sogno di avere, un giorno, quegli occhi sereni e più puri,
col riflesso del mare,
ma tu sei così lontano, troppo lontano…
Quando posso corro da te,
eppur ti temo,
è amor con riverenza,
di chi china il capo davanti a tanto potere e maestà.
Risveglio autunnale
Mi sveglio, ti vedo e mi incupisco.
Eh sì, tu non mi piaci.
Esco e mi avvolgi.
Non posso fuggire, mi hai già circondata.
Freddo umido penetra le mie ossa,
il tuo odore è un misto di fumo e di marcio.
Faticano i miei occhi a distinguer ciò che è noto,
persino i rumori mi giungon più cupi e smorzati.
La tua eterea pesantezza mi fermo ad ammirar:
dall’alto del paesello assolato,
laggiù nella valle,
la soffice nuvola.
Sei la nebbia?
Or mi sembri dolcissimo zucchero filato.
La facciata
La facciata così importante!
Baluardo a difesa, immagine bella,
conforme e rassicurante.
In realtà oscena maschera lugubre,
la più brutta maschera di tragedia greca.
Sorrisi adattati, comportamenti confacenti, generosità ostentata.
E lì dietro la verità.
Quanto egoismo, superbia, invidia
e poi ancora rancore, viltà, frustrazione…
Lontan da me i lodati e amati dal paese tutto,
col cuore abbraccio i malvoluti,
nudi e fragili son loro gli eroi più forti da cui nulla hai da temere.
Lo sguardo
Alziam lo sguardo, occhi vivi, sinceri e sicuri,
siam più belli, più lievi col nasino in su!
Miriam in alto, per non soccombere alla forza di gravità.
E’ così pesante ciò che ci circonda,
in tanti voglion caricar fardelli sulla nostra schiena.
Non perdiam tempo,
non ci facciam spingere a terra,
non ci curiam di loro!
Noi siam diversi e non ci trascineranno in rancori,
semplicemente,
come alberi nel bosco,
cerchiam la luce più in alto, cresciamo e guardiamo in su.
Superluna di fine Agosto
Da poco regna il buio,
sei già sorta,
bassa all’orizzonte.
Enorme cerchio perfetto,
catturi i miei occhi e rimango ammaliata,
così,
pericolosamente,
mi distrai dalla guida.
Ormai stanca vorrei giunger a casa,
goder del riposo,
ma mi trattieni,
devo restar qui con te.
Potente la tua bianca luce,
sparite son le stelle,
offuscate dal romantico candor.
Pura bellezza,
da millenni intenta a sedurre chi vive quaggiù.
Piccioncini
Mattina di pioggia battente,
rumore di gocce che cadono sul tetto e sugli alberi.
Sentir forte piccioni tubar,
ombre di testoline dietro la tenda.
Al riparo dallo scrosciar,
vicini sul davanzale,
bacini dati col becco.
Promesse scambiate nel dolce linguaggio dell’amor romantico,
intramontabile passione,
unico amor per tutta la vita.
Percorso pedonale
Un passo dietro l’altro,
camminar con ritmo, scacciando i pensieri come fossero mosche.
Respirar quest’aria autunnale, l’umidità del fiume,
l’odor di marcio, di foglie cadute, bagnate, morte.
Di tanto in tanto una lacrima scende,
i pensieri non si placano, son nella testa, nel cuore, fin nelle gambe che sento pesanti.
Il conforto è scambiarsi un saluto, incrociar persone: “buongiorno” “buongiorno”.
Stessa parola, pronunciata insieme,
due voci diverse, educate e rispettose,
un augurio che spero si avveri: sarà una buona giornata?
Per qualcuno credo di sì,
per due volte la dolce sorpresa,
incontrar persone che canticchiano allegre.
Cantavo anch’io, me lo ricordo,
era tanto tempo fa.
Lucciole
Notte di Maggio.
Dopo le preghiere a Maria,
vicini e in pace, usciam dalla chiesetta di campagna.
Piccolo gruppo di persone,
io e la mia bambina che felice esclama ‘mamma guarda ci sono le lucciole!’
E’ vero. Son tornate.
Magia per i bimbi di oggi,
stessa magia per me bambina.
Stelline si accendono tra l’erba alta,
voglia di seguir il loro viaggio ignoto,
voglia di vagar lievi nella natura,
respirar quell’aria notturna che già sa di felicità estiva.
